Hourra, perdu ! 499 ans Marignano

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Alberto Nessi

Il mestiere delle armi

Dico «Marignano» e mi viene in mente l’affresco di Ferdinand Hodler del Museo nazionale di Zurigo: quei giganti dall’aria rude e macellaia («bestiali, vittoriosi et insolenti», li definisce Niccolò Machiavelli, «villan brutti» Ludovico Ariosto), sgargianti di colori, fieri ma avviliti, stavolta, per la batosta subita; quei corpi muscolosi da «pastori di vacche» – come li chiamavano, sprezzanti, i Tedeschi – che, con movenze solenni, imbracciano picche e alabarde e portano i feriti sulle spalle; quegli stendardi sottratti al nemico: tutta quella teatrale sfilata è l’immagine idealizzata della violenza dei tempi. La guerra, ancora all’inizio del sedicesimo secolo, era una specie di tauromachia, uno sport «brutale ma nobile e anche quasi sacro», afferma Denis de Rougement. Brutale sicuramente, ma nobile e sacro non sono sicuro: è nobile rapinare, incendiare, saccheggiare? Sacro, difendere principi stranieri, re e papi? Ammazzare e farsi ammazzare per denaro («Point d’argent, point de Suisses»)? E addirittura, in certi casi, trovarsi a combattere fratelli contro fratelli, assoldati dalle due parti? A Marignano, dove si svolse la battaglia più atroce fra quelle combattute in Italia, gli Svizzeri, aizzati dal fanatico cardinal Schiner avvolto nel suo mantello di porpora in sella a una mula bianca, persero dodicimila uomini. Un macello. E persero il ruolo di potenza europea.

Le presero dai Francesi di Francesco l°, forti d’artiglieria e cavalleria, come, per restare in ambito sportivo, la nostra nazionale le ha prese quest’anno dalla Francia, ai  mondiali di calcio. Ma, forse, non tutto il male vien per nuocere perché, dopo la catastrofe, i nostri antenati la smisero con le velleità espansionistiche. Gli Svizzeri «armatissimi e liberissimi» (ancora Machiavelli) tirarono i remi in barca per dedicarsi alle beghe di casa; anche se non abbandonarono il mestiere delle armi, «liberissimi» di servire i liberticidi durante la Rivoluzione francese (furono  gli ultimi a difendere Luigi XVI dagli assalti del popolo, alle Tuileries, facendosi massacrare) e attivi come mercenari fino a metà Ottocento.

Le conseguenze di Marignano? I manuali di storia parlano del concetto di neutralità, nato da quella carneficina: ma noi oggi sappiamo che si tratta di un mito: basti pensare al traffico d’armi organizzato in Svizzera, sia da parte di mercanti internazionali o di società multinazionali d’origine straniera, che hanno il loro quartier generale a Zurigo o Ginevra, sia da parte di società autoctone (pensiamo a Bührle, uno dei fornitori d’armi più importanti durante la Grande Guerra). Conteneva dunque già una sua verità la formula, certo un po’ a effetto e altisonante, di Chateaubriand: «Neutri nelle grandi rivoluzioni degli Stati che li circondavano, gli Svizzeri si arricchirono sulle disgrazie altrui e fondarono una banca sulle calamità umane».



Alberto Nessi (1940) vive a Bruzella, nella valle più meridionale della Svizzera italiana. È stato insegnante. È poeta e narratore. Pubblicazioni più recenti: La prossima settimana, forse, ed. Casagrande, Bellinzona (apparso anche in traduzione francese, tedesca e portoghese); Ladro di minuzie, raccolta antologica di poesie, ed. Casagrande, Bellinzona.



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